Recensione libro di Simone Fagioli – Bene, bello, giusto e persona. Una via neo-moderna attraverso le opere di Aristotele, Camus, Rawls e Ricoeur – edito da Armando Editore

Recensione libro di Simone Fagioli – Bene, bello, giusto e persona. Una via neo-moderna attraverso le opere di Aristotele, Camus, Rawls e Ricoeur – edito da Armando Editore

 

di MICHELE BENEDETTI

Nota: il volume è inserito nella celebre Collana TEMI DEL NOSTRO TEMPO – Direttore di Collana Prof. Antiseri Dario, LUISS Guido Carli (Roma). Comitato Scientifico: Prof. Bazzichi Oreste, Pontificia Facoltà Teologica S. Bonaventura – Seraphicum (Roma), Pontificia Università S. Tommaso (Roma), Prof.ssa Brezzi Francesca, Università degli Studi Roma Tre; Prof. Colonnello Pio, Università della Calabria; Prof. Duque Felix, Universidad Autònoma de Madrid; Prof. Ferrara Alessandro, Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Prof. Griffero Tonino, Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Prof.ssa Pansera Teresa, Università degli Studi Roma Tre; Prof. Possenti Vittorio, Università Ca’ Foscari Venezia; Morin Edgar, Direttore emerito di ricerca al CNRS (Francia).

 

Nel recensire l’ultima fatica letteraria del Prof. Simone Fagioli edita da Armando editore, importante casa editrice romana dal 1949, occorre prendere in prestito le parole di M. Horkheimer, in particolare: “die sehnsuncht nach dem ganz anderen”, ovvero (nostalgia del totalmente altro), totalmente altro da quello che le pubblicazioni filosofiche e sociologiche negli ultimi tempi offrono su tali temi, per la vivacità delle argomentazioni e la volontà di offrire spunti e riflessioni che siano da “pharmakon” alla prospettiva contemporanea dell’abbandono e della nientificazione dell’essere umano/persona.

Quattro sono i concetti che il prof Fagioli esamina nella sua opera : bene, bello , giusto e persona, ma un termine( Kalokagathia) coglie il discrimen della trattazione, gli antichi greci infatti lo indicavano come la perfetta identità di bello e buono, Platone nel Timeo identificava il bello come (splendore del vero), ad Atene i Sofisti lo intendevano diversamente come (ciò che è virtuoso e giusto), ma nella triade bene, bello, giusto non compare il termine “persona”, a Roma non si è una persona, si ha una persona, la persona è intesa nella prospettiva del ruolo sociale, della posizione ricoperta, dello status all’interno della civitas. Il concetto di persona come lo conosciamo noi sarà introdotto dal cristianesimo, in particolare avrà le sue prime teorizzazioni con i filosofi medievali come Boezio dove nella sua opera (“contra Eutychen et Nestorium”) definisce la persona in questi termini: ”naturae rationabilis individua substanzia”, sostanza individuale di una natura razionale; San Tommaso d’Aquino ci parla di (“omne individuum rationalis, naturae dicitur personae”); Pico della Mirandola, nel Rinascimento asseriva: ”l’uomo persona dotato di ragione è libero se conformarsi alla volontà di un bruto o raggiungere le intelligenze angeliche”. Proseguendo, Dante Alighieri nel canto xxvi dell’Inferno scriveva: “fatti non foste a viver come bruti ma a perseguir virtute e conoscenza”, faceva seguito Cartesio con il (cogito ergo sum) ed, infine, E. Mounier, che l’autore cita più volte, teorizzava ne “Il Personalismo” del 1946 come “tale è la maestosa grandezza della persona che le conferisce la dignità di un universo”.

Nel volume del 2022 “Filosofia retorica e logica argomentativa in Aristotele”, edito da Giappichelli Editore, il Prof. Fagioli argomentava, citando Aristotele, tre concetti: ( ethos, pathos e logos) definiti come “pisteis entecnoi”, (argomentazioni intorno all’arte retorica), infatti il “pathos” di questa opera si traduce in desiderio da parte dell’autore di riflettere e riscoprire un logos multilaterale, scrive infatti Simone Fagioli a pag. 9: “ si avverte il bisogno urgente di un nuovo discorso filosofico argomentativo, razionale e sistematico, un ripensamento del concetto greco di Kalos kai agathos declinato sul concetto di persona in chiave neo moderna”.

Simone Weil che il professore cita, scrive che l’uomo vive in tre modi, pensando, contemplando agendo, l’autore infatti centra i concetti che presuppongono un uomo come essere vivente argomentante, vivente, razionale, capace di rendere ragione di ciò che pensa e afferma, si desume per questo dall’opera la completa maturità filosofica e padronanza del pensiero e metodo aristotelico di Fagioli che ha delineato in chiave moderna, una svolta antropologica che offre centralità all’uomo e al suo tratto più caratteristico, il “logos”. Nella disamina dell’agile volume si incontra Camus, egli teorizza una “rivolta” che si fa etica, etica della rivolta, nel momento in cui si rivolta, l’uomo scopre dei valori come l’uguaglianza, dignità umana, rispetto della persona, infatti a pag. 18, l’autore mette in evidenza come per Camus la rivolta presupponga una “wille zur macht” (volontà di potenza) mettendo in risalto il passo dello stesso: “per essere, l’uomo deve rivoltarsi, ma la sua rivolta deve rispettare il limite che scopre in se stessa: limite nel quale gli uomini, venendo a raggiungersi, cominciano ad essere”.

Lo stesso Camus sottolinea come la rivolta e l’etica della rivolta necessitano del pensiero meridiano e della valorialità etica del limite e della misura, affinché si eviti il rischio che l’uomo non diventi un moralizzatore e si concretizzi poi l’amaro risultato di Nietzsche (“die ewige wiederkunft desselben” – l’eterno ritorno dell’uguale). La rivolta dunque intesa come mezzo non come scopo, pertanto lo stesso Fagioli sente il bisogno di puntualizzare a pag. 24 come il limite dell’uomo in rivolta consiste nell’accogliere il sì alla vita, nello smettere di rivoltarsi nel non – senso del mondo. Simone Fagioli prosegue con l’analisi del pensiero di Rawls che si era opposto ad una concezione utilitarista della distribuzione della ricchezza, proponendo una teoria neocontrattualistica della giustizia sociale. Rawls recepisce le idee di Hobbes e Locke in merito al contratto originario tra individui e sviluppa una teoria partendo dal presupposto di una “scelta dei principi” da parte di soggetti dotati di “logos” che (sulla base de criteri offerti dalla Game Theory proposta da Von Neuman attraverso il principio del “maximin”, massimizzazione dei guadagni minimi) dovrebbero essere in grado di modellare le istituzioni sociali con l’obiettivo di garantire i maggiori benefici partendo da una condizione originale di velo di ignoranza. Da questo si intuisce che Rawls costruisce una teoria della giustizia fondata su due principi irrinunciabili, quelli della “libertà” e

“differenza” dove la giustizia è un “prius” logico e non un “posterius” antitetico che ha come obiettivo quelli di garantire la libertà e rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale, vedasi la nostra carta costituzionale all’art 3. Proseguendo a pag. 49 dell’opera scorgiamo una valutazione di Fagioli su Rawls in questi termini: “complessivamente Rawls cerca di definire il bene ed il giusto come due concetti chiari e distinti. Il giusto, all’interno di una società bene – ordinata, giusta, stabile, è prioritario ma congruente rispetto al bene: in questo modo ogni cittadino che segue e rispetta i due principi di giustizia, e quindi, una volta garantita la reciprocità, l’equità e la mutualità, avrà necessariamente il proprio bene, qualsiasi esso sia (vi è pertanto il passaggio da una giustizia formale, caratteristica della posizione originaria coperta dal velo di ignoranza, ad una giustizia di tipo sostanziale, appena tolto quello stesso velo di ignoranza”. A questo punto occorre un giudizio ponderato ed equilibrio riflessivo con il solo limite secondo l’interrogativo offerto dall’autore di sostituire un approccio totalmente procedurale a qualsiasi concezione di idea di bene.

L’opera si conclude con l’analisi di Paul Ricoeur, autore complesso che Simone Fagioli vuole subito rendere di immediata comprensibilità richiamando a pag. 58 le definizioni che lo stesso Ricoeur dava in merito alla sua posizione filosofica di appartenenza, ovvero, riflessiva, fenomenologica ed ermeneutica.

L’autore a pag. 51 volutamente cita l’opera di Brezzi (“Introduzione a Ricoeur”) per far intendere al lettore come il filosofo francese abbia tematizzato l’avventura del cogito, delineando la crisi dell’io penso Cartesiano e allo stesso modo distanziandosi dalle critiche destrutturali di Friedrich Nietzsche. P. Ricoeur tratta diversi concetti, la persona, il mondo, il carattere. Il professore sceglie dei passi a pag. 68 e ci fa gustare secondo il filosofo francese il concetto di persona nei seguenti termini: “la persona è innanzitutto una delle cose che noi distinguiamo attraverso il riferimento identificante, l’individuo di conseguenza è esemplare non ripetibile e in più non divisibile senza alterazione”.

Proseguendo a pag. 70, esaminando il concetto di mondo Ricoeur lo valuta in questa prospettiva: ”è vissuto da individui, da cose di tipo particolare, da persone”, e aggiunge: “la persona è anche un corpo, possedere un corpo è ciò che fanno o piuttosto ciò che sono le persone, i corpi sono, a titolo eminente, identificabili e reidentificabili come i medesimi, la persona è un particolare di base, un corpo individuale dotata di predicati psichici e di predicati fisici”.

Questi concetti dovrebbero, secondo Ricoeur, come si legge a pag.78, arricchire la prospettiva etica

come la prospettiva della vita buona, con e per l’altro all’interno di istituzioni giuste.

Il manuale del quotidiano di Simone Fagioli vuole denunciare una condizione dell’uomo/persona contemporanea, quella dello (stato di abbandono), condizione che produce solitudine, emarginazione, isolamento, egoismo, individualismo, desolazione, rabbia, amoralità, nichilismo. Sottolinea l’autore a pag. 161: “si è convinti che l’uomo neo-moderno vive in uno stato di perenne abbandono, all’interno di un quadro valoriale quasi del tutto assente, in balia di condizioni esistenziali di amoralità e relativismo”.

Per queste considerazioni svolte attraverso l’analisi degli autori sopra citati il professore non si limita ad uno o più quesiti ma tenta di fornire una risposta che è emblema di quella funzione della

filosofia pratica, argomentata a pag. 173, dove Fagioli congedandosi dal pubblico invita ed asserisce: “Chi scrive avverte l’urgenza di una riaffermazione dell’etica aristotelica, come garanzia e limite dell’esorbitare di quello che si è già definito l’iper – libero arbitrio”. Sempre chi scrive prosegue l’autore: “auspica il recupero sia della “phronesis” intesa come (saggezza o prudenza), la virtù delle scienze pratiche, la più alta tra le virtù della parte calcolatrice dell’anima razionale, sia dell’”epieikeia”, cioè dell’equità come correttivo da utilizzare nei casi specifici di scelta”.

 

 

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